LA FESTA DEGLI SFRUTTATI


Vi è mai capitato di cercare un’offerta di lavoro, aprendo una delle mille mila piattaforme che esistono per questo scopo, e di trovare annunci del tipo:

“Si offre contratto di stage di 6 mesi…” e dopo un paio di righe, scorrendo il mouse, si legge “gradita esperienza di 2 anni in ruoli affini”.

Beh, a me sì.

Sono stufa, stufa di vedere talenti sprecati, il mio compreso, stufa di sentire storie di giovani amici e amiche che mi raccontano le loro giornate lavorative come infinite e noiose attese mentre scaldano sedie per otto ore, lavorandone giusto 2.

Ah, la gavetta.

No! Santo dio, se ad un colloquio di lavoro mi viene detto “Assumiamo in stage” posso anche essere d’accordo, voglio dire alla fine un periodo di prova credo sia giusto imporlo al candidato, come modus per far vedere e farsi valere rispetto alle proprie competenze. Ma perché questo periodo debba essere sottopagato proprio non capisco, soprattutto dal momento che tendenzialmente i giovani arrivano ad ottenere periodi di stage, dopo i loro percorsi di studi, di master con duemila specializzazioni, e sei lingue parlate. Quindi voglio dire, perché non dovremmo meritarci la giusta ricompensa per le nostre fatiche?

Invece di una ricompensa, a me sembra più che ci stiano premiando con un supplizio.

E poi aziende che ti dicono: “Abbiamo assolutamente bisogno di te, perché in questo momento stiamo cercando personale” e dopo due mesi di magro lavoro, cominci a non fare nulla, ad andare al lavoro solo perché da contratto si aspettano che tu lo faccia, ma in realtà non sei minimamente indispensabile e non hai niente da fare.

Stavo riflettendo l’altro giorno sulla quantità di feste nazionali, ricorrenze o altri giorni speciali che abbiamo in Italia, la Festa dei Lavoratori, il carnevale, il 2 giugno, le feste dei patroni, insomma sono davvero tante. Eppure, secondo me, arrivati a questo punto, manca una festa per gli sfruttati.

Sì, una bella festa per gli stagisti sottopagati senza un futuro, che forse vedranno la pensione a 77 anni, perché d’altra parte prima dei 35 non maturano i contributi.

Ma si può?

Leggevo un articolo ieri, su Repubblica, di Ilvo Diamanti, che ad un certo punto pone l’accento sul fatto che l’Italia da maggio/giugno 2022, ha fatto registrare la variazione percentuale assoluta del tasso di disoccupazione più alta (+1,9%) rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea.

E ancora Ilvo mette in luce il dato imbarazzante della disoccupazione giovanile. Il 23,1% dei giovani italiani non ha un impiego, e la media UE è del 13,6%.

Non so se mi spiego.

Sono dati questi che spaventano, che inducono a pensare, a ponderare come sabotare questo Stato che avalla gli sfruttamenti, e tiene a bada gli sfruttati. Dati che continuano a preoccupare non solo noi giovani, per il nostro futuro, ma un paese intero, perché questa disoccupazione figlia di una mancata stabilità non riguarda solo noi, Gen Z e Millenial, caro Governo italiano, ma riguarda tutti, cittadini di un’Italia che non avranno un futuro, che scappano lontano, dalla loro famiglia dai loro affetti e si ricreano una vita più sana altrove.

“Se non si riesce ad immaginare un domani, per il lavoro dei giovani, il rischio è che, semplicemente il domani si perda nella nebbia”.

Ilvo come ci capisci.


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