FLEXY WEEK PER RESPIRARE DI NUOVO

Ogni giorno mi sveglio la mattina con la voglia di restare a casa, di poter fare qualcosa per me oltreché lavorare per otto ore consecutive senza avere a volte il tempo di pensare. 

Eppure per chi in Italia lavora in un'azienda vecchio stampo come me, non c'è questa possibilità. 

I nostri datori di lavoro pensano che lo smart working sia sinonimo di nullafacenza e invece di dare fiducia ai propri dipendenti riguardo lo stare a casa e lavorare serenamente, soprattutto dando la possibilità anche a chi ha figli di passare più tempo con loro, o chi ha bisogno di stare a casa di poterlo fare, restano scettici fin dalle prime impressioni e costringono centinaia di persone a mettere sveglie esageratamente presto per essere attivi e presenti lì dove il lavoro si esplica. 

In mostri di aziende che costano fior fior di soldi, tra elettricità, pulizia, servizi che non ci sembrano nemmeno familiari, dove spesso i rapporti sono tesi e freddi, ci trasciniamo con la metro, in bici, in macchina, dopo ore di traffico per restare lì tutta la nostra giornata. 

Il risultato? 

Non avere più tempo per noi, per fare un'attività che ci piace, andare a teatro una sera, o al cinema, ma anche banalmente per rilassarci sul divano con la persona amata o il gatto. 

Insomma ci abbrutiamo dietro schermi luminosi senza nemmeno accorgerci che il nostro tempo schizza via e noi non ne possediamo il controllo, e non possiamo liberarci dalle catene del lavoro seriale e fine a se stesso. 

Sia chiaro non mi sto lamentando del fatto che sia ingiusto lavorare, e che bisogna pensare alla propria felicità egoisticamente, anzi. 

Il lavoro per come lo conosciamo è morto. Siamo nel 2023, abbiamo vissuto una pandemia che ci ha fatto conoscere l'impossibilità della distanza, l'incomunicabilità, le nostre braccia chiuse verso gli altri. Si parla di lavori che sono stati inventati ora, e molti che ancora non esistono con i quali avremo a che fare nei prossimi 10 anni, si parla di metaverso, di NFT, di data driven company, di innovazione a 360 gradi e come è giusto bisogna innovare anche il mercato del lavoro, e il modo in cui pensiamo il lavoro. 

A tal proposito mi viene in mente che ieri mentre scrollavo su instagram i post, leggo che la CISL ha deciso di aprire un confronto sul modello della settimana lavorativa di quattro giorni invece che i canonici cinque, anche conosciuta come flexy week. 

In realtà proprio il segretario della Fim Cisl, Roberto Benaglia, visto il miglioramento della vita dei lavoratori inglesi e della loro produttività in azienda (nel Regno Unito come in altri paesi europei è stato già approvato da tempo un decreto che aiuta le aziende ad aprire per i lavoratori questa possibilità) impone di "aprire un confronto tra le parti sociali per andare nella stessa direzione". 

La Nuova Zelanda è stato il primo paese in cui si è sperimentata questa modalità e poi a seguire gli Stati Uniti, l'Irlanda e il Regno Unito, dove alcune aziende hanno seguito l'esempio e ne hanno tratto solo giovamento. 

In Inghilterra le ore di lavoro sono diventate 32 da spalmare in 4 giorni lavorativi, con nessun taglio di stipendio. 

Secondo uno studio inglese diffuso nei giorni scorsi, la sperimentazione ha messo in evidenza dipendenti meno esauriti e stressati, meno giorni di malattia e dimissioni e lieve aumento dei ricavi. 

Dai risultati è emerso anche come circa il 71% dei lavoratori abbia dichiarato livelli inferiori di "burnout" e il 39% ha riferito di essere meno stressato rispetto all'inizio dello studio. Ne è conseguita una riduzione del 65% dei giorni di malattia e in un calo del 57% delle dimissioni rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. 

Più facile, per i dipendenti, conciliare il lavoro con gli impegni familiari e sociali, con livelli autodichiarati di ansia e affaticamento diminuiti e un miglioramento della salute mentale e fisica.  

Oggi alcune aziende italiane stanno provando a conciliare il nostro vecchio modello lavorativo con una nuova riduzione dei tempi, come Intesa Sanpaolo, e funziona davvero. 

Però senza una vera e propria normativa, resterà un esperiemento circoscritto solo per alcune realtà. Bisogna quindi cercare di combattere anche questa volta, per farci portatori di un modello che sia universale, dove ritroviamo il nostro tempo per vivere una vita che sia anche colorata di momenti da ricordare, con la nostra famiglia, i nostri amici, magari potendo anche viaggiare di più ed essere più sereni senza perdere troppi giorni di lavoro. 

Perché è logico, quando lavori di meno, sprechi meno tempo ad annoiarti, a controllare lo smartphone in attesa della fine della giornata, e più tempo a lavorare ed essere produttivo in primis per te stesso. 

Insomma la settimana corta sta diventando una realtà forse anche in Italia, e voi che ne pensate? 

Speriamo che il futuro, almeno in questo senso, sia roseo per noi precari. 


Commentate con le vostre idee! 

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