GLI INVISIBILI
Oggi voglio raccontarvi una storia…
In realtà sono due.
I giornali di stamattina aprono con la notizia sconcertante di una ragazza, universitaria, che è stata ritrovata stamattina presto, nei bagni di un'università milanese.
Il corpo esangue e una sciarpa al collo con cui ha deciso di togliersi la vita.
Nel biglietto che aveva lasciato scrive: "Scusate ho fallito negli studi, e dal punto di vista personale".
19 anni, un piccolo fiore che deve ancora sbocciare, eppure sente già il peso sulle spalle di una società che la schiaccia e che gode nel trasformare i giovani in automi pronti a tutto pur di eccellere negli studi, così da avere le porte aperte per una carriera brillante.
Chi resta indietro è un outsider, e siamo tutti prontissimi a farlo sentire tale, come massa omologata che crede nei criteri di uno stato, quello italiano, dove se non prendi 30 all'università hai fallito e come studente e come persona.
Questi sono i fallimenti personali a cui accenna la giovane donna che si è uccisa stamattina.
E questi sono i fallimenti personali di cui spesso anche la mia psiche ha risentito, nel mio lungo viaggio universitario dove a volte non mi concedevo nemmeno una pausa per andare al bagno pur di imparare tutto per eccellere.
Così non va, no.
Eppure quante volte anche voi vi siete sentiti così?
La seconda storia è quella di una ragazza il cui nome resta sconosciuto, 27 anni, la vita davanti. Lei è albanese ma vive in Italia con i suoi genitori da tempo. Laureata in scienze politiche, pagandosi gli studi con lavori part-time da commessa, cameriera e altro ha smesso di studiare una volta ottenuta la triennale, perché non poteva permettersi di continuare e così si è messa a cercare un vero lavoro.
Stanca di sentirsi dire che la sua laurea non servisse a nulla,
ha fatto di tutto per farsi valere, ma trovando solo offerte di stage, attualmente lavora part-time in
una profumeria, e va in terapia perché per lei, come per tanti di noi, il post-covid
si fa sentire, e non poco.
Stamattina mi sono svegliata così, tra due fuochi, due storie che, mentre bevevo il mio tè e leggevo le notizie, hanno rimbombato dentro il mio petto ancora scalpitante verso un futuro incerto ma possibile.
Non so se si possono correlare le due situazioni, non so se possano in qualche modo essere legate da un unico filo rosso.
Se ci fosse una linea retta che traccia il nostro destino, direi che noi siamo la generazione più sfigata di sempre.
Queste storie riguardano ognuno di noi, che a 27 ancora si sente dire che non esiste altro tipo di contratto se non uno stage sottopagato, che ancora non sa come rendersi indipendente.
Sono tanti gli interrogativi che potremmo porci. In primis mi viene da chiedere cosa ci ha resi così cinici nei confronti della vita stessa, cosa ci ha fatti diventare macchine prima ancora di riscoprirci umani.
Perché la vita è davvero un bene prezioso, e va resa speciale, sicuramente non con dei 30 all'università, né tantomeno con una laurea.
Sono i piccoli gesti, le piccole cose che fanno la felicità, più vado avanti e più me ne accorgo.
Stare sul divano con la persona che ami, abbracciare il proprio gatto, respirare in cima ad una montagna innevata dopo una lunga salita, fare felice la propria mamma con un pensiero.
Eppure siamo ancora qui a chiederci che tipo di futuro potremmo avere senza una laurea. Beh nel 2023 nessun tipo di futuro, migliore di quello senza un pezzo di carta.
Insomma, quando sei all'università la società ti fa credere che avrai una carriera felice e lunga, ma la verità è che ti catapulta nel mondo degli stage.
E allora viene da chiedersi che tipo di vita potrei costruire con uno stipendio di 500 euro (se e quando va bene)?
Nessuna che non sia dipendente dai propri genitori e dalla
propria famiglia.
E la verità è che magari entrambe quelle giovani vite non sono fortunate come tanti di noi, la povera ragazza albanese non ha la
possibilità di farsi mantenere dalla propria famiglia; perciò, uno stage non
può proprio permetterselo. Chissà la ragazza morta invece cosa avrebbe fatto una volta finiti gli studi.
In qualche modo quelle ragazze per la società, per il grande e elitario ingranaggio del lavoro, restano invisibili.
Così accade che io, ragazza di 27, completamente diversa da
loro, mi sono potuta permettere un master alla fine del mio percorso quinquennale,
un trasferimento in un’altra città, Milano (tra le più costose di questo paese),
e non uno bensì due stage in due aziende completamente differenti, dove le promesse non si sono ancora tramutate in realtà.
Il tempo di pensare al fatto che mi sento in colpa, perché
sono nata in una posizione comunque privilegiata, non ce l’ho, perché devo
pagare la spesa, e tutta la mia vita qui a Milano, con il mio stipendio.
Ma la realtà è proprio questa, non possiamo continuare a
prediligere un tipo di approccio al mondo del lavoro basato su estenuanti e
infiniti “periodi di prova” sottopagati perché tralasciamo una fetta di studenti,
neolaureati, e giovani che non se lo possono permettere.
E soprattutto, non tutti vivono a Milano. Permettersi uno
stage a volte significa anche (com’è stato per me) permettersi un trasferimento,
perché magari nella propria città non ci sono opportunità abbastanza valide.
Quali sono le alternative che possiamo ottenere dopo una laurea
di cinque anni e magari anche un master?
Perché dobbiamo continuare a sentirci dire che la nostra laurea, il nostro percorso di studi, non vale nulla? Perché dobbiamo sentirci dei fallimenti se non eccelliamo all'università?
Ho 27 anni, e ancora alla mia età, io non sono indipendente.
Ho 27 anni e ancora alla mia età se non eccello nella vita lavorativa mi sento un fallimento.
Per la ragazza morta suicida stamattina, per la ragazza albanese, mia coetanea, per tutti quelli che si sentono un fallimento o insoddisfatti della prorpia condizione, io non smetto di combattere questa battaglia contro uno stato opprimente che avalla e consiglia il precariato, anche se non scendo in
piazza, e lo faccio con altri mezzi, sono sicura che prima o poi questa voce verrà ascoltata.
Prima o poi la nostra insoddisfazione verrà ascoltata e non
saremo più invisibili .


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